Santa Maria di Leuca

Santa Maria di Leuca è l'estremo lembo della Puglia, chiamata anche "finibus terrae" ovvero ai confini della terra, infatti affacciandosi dal promontorio del santuario si ha un osservatorio privilegiato di uno spettacolo straordinario: davanti a se si ha solo il mare, infinito, brulicante di barche sotto il sole. Visitare Leuca vuole dire prima di tutto ripercorrere una lunga storia, dove ogni epoca ha lasciato tracce tangibili,: insediamenti rupestri, tombe, grotte, cripte, chiese, castelli, palazzi, ville liberty, osservare un territorio incontaminato con ulivi secolari, contorti, rocce, insenature, e scoprire un mare azzurro, verde limpidissimo.

Le ville ottocentesche


Leuca è una località turistica famosa soprattutto per le ville ottocentesche, costruite secondo vari stili per la maggior parte dagli architetti Ruggeri e Rossi. Verso la fine del XIX secolo si contavano per la precisione 43 ville, molte delle quali oggi sono in disuso o appaiono profondamente trasformate rispetto al passato. Infatti, durante la II guerra mondiale, a molte ville furono sottratti gli elementi decorativi metallici (balaustre, ringhiere, ecc.) necessari per la produzione di armi; inoltre nello stesso periodo quasi tutte le ville furono requisite ai proprietari e utilizzate per l'accoglienza agli sfollati. Alcune subirono gravi danni e, alla fine della guerra, furono ristrutturate in maniera tanto radicale da essere spesso rovinate. Altre ville sono andate in disuso, mentre solo alcune conservano ancora l'aspetto originario, sia esterno sia interno.

Il faro


Il faro di Santa Maria di Leuca è situato sulla Punta Meliso. Fu progettato dall'ingegner Achille Rossi e fu attivato nel 1866 dal Genio civile, con macchina a luce fissa variata a splendori 30 cm in 30 secondi. È alto 48,60 m dalla base e si trova a 102 m sul livello del mare. Emette tre fasci di luce che sono visibili, in particolari condizioni meteorologiche, ad oltre 40 km. Con una scala a chiocciola di 254 gradini si può salire alla gabbia dell'apparato di proiezione. Nel 1937 l'alimentazione del faro, che fino a quel momento era a petrolio, fu trasformata in energia elettrica. La lanterna originale venne costruita a Parigi e sostituita più volte (1941 e 1954) insieme all'apparato rotatorio. Attualmente il guardiano del faro è Antonio Maggio, che iniziò il suo lavoro come il più giovane dei fanalisti. Precedentemente il faro era sotto la custodia di Francesco Ferrari, che ne fu il guardiano dal 1971 sino al 1996.

Il porto

Il porto di Santa Maria di Leuca si estende a Sud-Ovest del faro, tra Punta Meliso e Punta Ristola e offre riparo dal pericoloso vento di scirocco e dalle burrasche che provengono dal Sud. E' costituito da una diga foranea di sopraflutto a tre bracci e da un molo di sottoflutto posto a circa 650 m dalla radice della diga foranea. I fondali variano da 3 a 7 metri, recentemente attrezzato con moli galleggianti per creare un moderno porto turistico. Il porto presenta una banchina destinata alla pesca di 480 metri con 150 punti di attracco, illuminate con fari. Ospita 31 imbarcazioni da pesca. In direzione sud, ad un miglio circa dalla costa, si trova la celebre secca del Paseddhu o Banco della Scala, una secca rocciosa molto estesa che è ricoperta da spugne, organismi marini e nelle vicinanze si possono trovare molti pesci.

Curiosità

La costa di Santa Maria di Leuca presenta una caratterizzazione diversa a seconda del lato da cui la si guardi: quella sull'Adriatico (costa di Levante) si presenta alta e frastagliata, quella dello Ionio (costa di Ponente) è invece più bassa e omogenea. Entrambi i lati, però, sono ricchi di suggestive cavità. La Costa di Levante oltre ad essere alta e rocciosa offre numerose e suggestive grotte scavate nei secoli dalle mareggiate. Tra le prime possiamo citare la Grotta delle Cazzafre, continuando poi con numerose altre di varia importanza ed entità: quella del Pozzo, Lu Vangare, Le Mannute, Montelungo, Grotta del Brigante, e molte altre per finire con l'insenatura del Ciolo, già nel territorio di Gagliano del Capo, che deve il suo nome al termine dialettale "giolo" o "giole", vale a dire un tipo di uccello che ancora oggi vive qui, sebbene un tempo fosse molto più presente. Altre grotte importanti, comunque non mancano nemmeno altrove. Appena usciti dalla città, sulla litoranea che porta a Gallipoli (lungo il versante ionico di Punta Ristola e poco oltre la cinquecentesca Torre dell'Uomo Morto) una segnalazione indica la discesa alla Grotta Porcinara, già frequentata fin dall'VIII secolo a.C. fino al II secolo a.C., prima come santuario messapico, poi come luogo di culto romano. Sono stati infatti portati alla luce resti di insediamenti umani dell'età della pietra e inoltre presenta diverse iscrizioni greche e latine che riportano nomi di navi e marinai. Importanti testimonianze del Paleolitico sono state rinvenute proseguendo sempre sulla costa di Ponente nella Grotta dei Giganti e nella Grotta del Bambino, la prima così chiamata per il ritrovamento di denti e ossa di pachidermi, oltre che di cinque monete di bronzo di Costantino VII, frammenti di ceramica bizantina e vetri, la seconda perché ha restituito un molare appartenuto a un bambino di circa dieci anni. Molto suggestiva laGrotta delle Tre Porte, cui si accede dalla Grotta del Bambino, che si presenta con tre accessi dal mare come se fossero le porte di un'altra dimensione. La Grotta del Presepepresenta alcune stalattiti che richiamano la Natività di Gesù e per questo viene così chiamata. Nella Grotta Cipollina, invece, sono stati ritrovati utensili che risalgono alla preistoria.

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