Ostuni

Ostuni caratteristico paesino della provincia di Brindisi che sorge sulle ultime propaggini della Murgia, costituisce, insieme a Santa Maria di Leuca, Otranto e Taranto, uno dei luoghi più famosi della penisola salentina.

Conosciuta anche come Città Bianca per via del caratteristico colore delle sue case, Ostuni sorge a più di 200 metri sul livello del mare. Questa cittadina che si trova nel cuore del Salento è un rinomato centro balneare che da anni riceve la Bandiera Blu e le Cinque Vele di Legambiente per la pulizia del mare e per la qualità dei servizi che offre ai turisti. Inoltre, nel 2005 la Regione Puglia ha riconosciuto il paese come "località turistica".

Città vecchia

La sua città vecchia, detta La Terra, è inconfondibile l'accecante monocroma colorazione del suo abitato, rigorosamente di bianco. Le case tinteggiate di calce e la peculiare topografia hanno fatto meritare epiteti fiabeschi, come Città Bianca, Regina degli Ulivi, Città Presepe. Ne rimangono otto dei quindici originari, come pure buone parti dei baluardi che chiudevano la città medioevale. Ostuni è un affascinante groviglio di stradine anguste e tortuose, un susseguirsi di corti, piazzette e vicoli che un tempo facevano capo a cinque porte che si aprivano nella cinta muraria, munite di torri, piombatoi e bertesche. L'unica vera strada che raggiunge il vertice del "cono" e che divide il centro storico in due parti è via Cattedrale, mentre tutte le altre che lo intersecano sono vicoli ciechi o scalinate strette e ripide. Qui si trovano abitazioni cubicolari, spesso scavate nella roccia, unite da archi e semiarchi che fungono da contrafforti e da sostegno; come pure palazzi che, per gli stemmi gentilizi, i portali e la varietà delle linee architettoniche, con macchie d'ocra dorato ombreggiano l'accecante bagliore del bianco labirinto. Sulla sommità del colle, infine, si erge la Cattedrale, mirabile sintesi di elementi romanici, gotici e veneziani, che domina la Piana degli ulivi secolari fino al mare.

Cenni storici

Il primo nucleo cittadino fu fondato dai Messapi, un'antica popolazione illirica od anatolica che stanziata nel Salento nel VII secolo a.C.; i Messapi furono abili costruttori di strade e città e scelsero l'ubicazione per la città in cima a un colle dalle pareti molto ripide (murex in latino, da cui proviene per l'appunto il termine Murgia) molto interessante dal punto di vista strategico. Recenti scavi nei pressi del foro Boario (la zona prospiciente le mura medievali), hanno permesso il rinvenimento di tombe del IV – II secolo a.C., che documentano la presenza di un centro abitato, la cui estensione andava dai fianchi della collina alla piana digradante verso il mare. Nel III secolo a.C. anche il Salento fu conquistato dai Romani e con esso la città. Sul periodo romano le fonti dicono molto poco, probabili tracce rimangono in alcune masserie, sorte sulle fondazioni di antiche ville romane. Poco si sa anche riguardo all'etimologia della parola Ostuni: probabilmente, deriva dall'eroe eponimo Sturnoi, compagno di Diomede, che dopo la Guerra di Troia l'avrebbe fondata; successivamente i Romani la chiamarono "Sturninum". Il termine tuttavia potrebbe essere mediato dal messapico o più probabilmente dal greco "Astu Neon" ("astu" cittadella fortificata, "neon" nuova).

La cavalcata di sant'Oronzo

La cavalcata di sant'Oronzo è la festa più attesa e importante di Ostuni. Ogni anno il 25, 26 e 27 di agosto, sono giorni dedicati al santo: un corteo di cavalli e cavalieri bardati a festa, sfila per le vie cittadine a scorta del protettore della città. Le origini della cavalcata erano incerte fino a pochi anni addietro. Si possono oggi far risalire, con buon margine di sicurezza, alla seconda metà del diciassettesimo secolo, precisamente al 1657. La peste invase il Salento risparmiando Ostuni ed altre città di Terra d'Otranto. Il miracolo venne attribuito a sant'Oronzo ed ogni 26 agosto gli ostunesi vollero recarsi in processione al santuario eretto in suo onore. Lì prelevavano la statua in cartapesta raffigurante il santo, e la portavano a spalla nella piazza del paese. Spesso gli addobbi sono tramandati di generazione in generazione così come i gesti e i piccoli indispensabili segreti. L'intero nucleo familiare si dedica alla vestizione, spesso aiutato da parenti e amici. Uno degli addobbi più importanti, è costituito dal bellissimo mantello arabescato con centinaia di paillettes applicate una ad una con certosina pazienza. La vestizione continua con finimenti e fregi di vario tipo e grandezza. Anche il cavaliere indossa l'uniforme costituita dal chepì e da una casacca che ricordano i motivi del mantello del cavallo e da pantaloni bianchi. La vestizione del cavaliere è anch'essa molto accurata e ricorda per certi aspetti, quella del torero. Gli ultimi dettagli, i guanti bianchi, il frustino ed ecco cavallo e cavaliere diventare un'unica entità. Il nostro cavaliere con la sua cavalcatura, si avvia come tutti gli altri, verso il punto di incontro, piazza Cattedrale, inerpicandosi lungo l'omonima salita. Una volta arrivati in piazza cattedrale, cavalli e cavalieri attendono che la statua di sant'Oronzo venga portata fuori dalla chiesa madre.

La donna di Ostuni

'La donna di Ostuni' è l'importantissima scoperta: gli scheletri di una donna morta circa 25.000 anni e del bimbo che portava in grembo, sono eccezionalmente ben conservati. La grotta di S. Maria d'Agnano è stata frequentata da gruppi umani di allevatori di bestiame che nel secondo millennio a.C. divennero veri e propri pastori che alle soglie dell'età del ferro, creeranno villaggi intorno ad Ostuni. Solo Ostuni infatti, divenne un villaggio fortificato nell'VIII secolo e diventò città messapica nel IV secolo e a cui si sostituì la città medievale. Tutti questi popoli sono accomunati dal culto, così come testimonia la grotta di S. Maria d'Agnano. Qui a partire dal paleolitico superiore (circa 25.000 - 20.000 anni fa), avvenivano le sepolture e proprio qui la scoperta sensazionale: una donna incinta morta, i cui resti sono stati ritrovati in ottimo stato di conservazione, con il feto pressoché intatto. La grotta si apre alla base del monte di Ostuni. La grotta è poi diventata meta di culto anche in età cristiana. Nell'interno è ancora possibile vedere tracce di affreschi, probabilmente di età bizantina. Quello della Vergine è l'unico arrivato fino ai nostri giorni. In una parte della grotta avvenivano i seppellimenti (risalenti al Paleolitico superiore). Fu proprio qui che nel 1991, dopo anni di ricerche, si portò a termine una scoperta di eccezionale importanza: il ritrovamento dello scheletro di 'Delia' con il feto ancora intatto. Per la prima volta, infatti, i resti di due consanguinei vissuti in età pleistocenica, sono giunti fino a noi in perfetto stato di conservazione. All'interno del cunicolo (una micro cavità non alta di 40-50 cm.), sono ancora visibili conchigliette 'incastonate' nella roccia. Facevano parte dell'arredo delle sepolture. Il gruppo di cui faceva parte 'la donna di Ostuni' si occupò della sua sepoltura, deponendola con le gambe contratte nella fossa. Il cranio è costellato di conchigliette forate.

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